Auricoloterapia


Basi del meccanismo d’azione: sintesi

 

Scontato per gli specialisti in Auricoloterapia, ritengo tuttavia utile, per i colleghi di altre specialità, un richiamo in estrema sintesi del presupposto embrio-neuro-fisiologico su cui si basa il meccanismo d’azione dell’Auricoloterapia.
Il cervello e il padiglione auricolare sono intimamente collegati dalle importanti connessioni bidromiche del V(3), VII, IX e X paio di nervi cranici e dal plesso cervicale superficiale (PCS) attraverso cui si realizzano le relative reciproche comunicazioni. Ciò permette, con il continuo scambio di informazioni provenienti dai vari organi, la costituzione, durante lo sviluppo fetale, di carte somatotopiche identiche e perfettamente sovrapponibili nel cervello e nell’orecchio (un esempio ne è l’omuncolo di Penfield descritto a livello corticale e riprodotto fedelmente sul padiglione auricolare).
Essendo le vie nervose, come è noto, tutte crociate, ne deriva che l’orecchio risulta essere una rappresentazione privilegiata dell’emisfero cerebrale opposto. Ciò consente, agendo su punti determinati dell’orecchio, di sollecitare i corrispondenti punti della carta cerebrale, vale a dire i neuroni ad essi specifici, e quindi di coinvolgere, a partire dallo stesso cervello, gli organi e/o le funzioni ad essi corrispondenti, ottenendone le risposte di riequilibrio omeostatico biologicamente possibile. L’orecchio rappresenta quindi la tastiera o il touch-screen attraverso cui interagiamo con il computer: il cervello.
Studi neurofisiologici eseguiti in Risonanza Magnetica Funzionale (RMf) hanno dimostrato la perfetta rispondenza dei punti della carta somatotopica auricolare con quelli della identica carta cerebrale, nonchè il loro preciso collegamento con gli organi in essi rappresentati/proiettati (evidence based medicine). Non solo, con questo mezzo di indagine, abbiamo avuto la conferma biologica-strumentale di alcuni meccanismi d’azione dell’Auricoloterapia, prima soltanto ipotizzati. Si sono infatti ottenute dimostrazioni inoppugnabili di sofisticati processi biologici attraverso i quali si realizza l’azione neurofisiologica omeostatica innescata dallo stimolo auricoloterapico.
Il messaggio che raggiunge il cervello, cioè l’onda elettrica del potenziale d’azione (PdA), è caratterizzata da due fattori necessari perché il cervello recepisca correttamente l’informazione. Essi sono: l’ampiezza dell’onda che codifica l’origine dell’informazione, l’organo da cui essa arriva e la frequenza che codifica l’intensità dell’informazione, in funzione della quantità di neuromediatore liberato, se cioè l’organo da cui giunge il messaggio sia normalmente funzionante o se sia in stato di disfunzione e se questa sia più o meno grave.
L'area somatotopica interessata dal messaggio poi completa l’informazione, la specifica meglio. La sola carta somatotopica, non è però sufficiente al cervello per avere l’informazione completa: è necessario che ad uno specifico punto (gruppo di neuroni) della carta arrivi la giusta frequenza e la giusta ampiezza.
Il meccanismo d’azione dell’Auricoloterapia poggia su basi neurofisiologiche geneticamente determinate. Infatti le afferenze provenienti dai diversi ordini di fibre che giungono da tutto l’organismo al tronco cerebrale confluiscono nella Formazione Reticolare (FR) ove le informazioni vengono trattate prima di essere successivamente smistate. Inoltre tutte le vie spinali e cefaliche afferenti al tronco cerebrale formano un pool di fibre in cui, per determinazione genetica, il 30% raggiunge direttamente i centri superiori, mentre il 70% fa tappa all’orecchio (tramite i nervi V, VII, IX, X e il PCS dai quali esso è innervato) per ritornare alla Formazione Reticolare (conduzione bidromica) e quindi dirigersi verso i centri superiori. I nervi che collegano orecchio e cervello, i cui nuclei risiedono nel contesto della FR, portano quindi all’orecchio dal midollo spinale e dal tronco encefalico il 70% di tutte le afferenze, sotto forma di PdA, passanti per la FR stessa. Queste raggiungono i punti auricolari, veri e propri relé, per ritornare alla FR e quindi al talamo e infine alla corteccia.
Se un punto auricolare è attivato da una patologia dell’organo ivi rappresentato, una quota parte dei PdA che vi giungono viene trattenuta, ad esempio il 5-10% per cui ritorna al cervello il restante 60-65 % di afferenze relative a quell’organo. Ciò determina la reazione riparatrice di primo livello da parte del cervello. Diversamente avviene se il punto auricolare viene da noi manipolato.
Fra le varie modalità di sollecitazione dei punti auricolari, quella attualmente più efficace consiste nell’impiego di aghi estemporanei (AE) o a semipermanenza (ASP). Di recente comparsa nello strumentario terapeutico è l’impiego della sonda crionica altrettanto efficace.
Il punto auricolare è in certo qual modo un relé-interruttore posto su un conduttore elettrico: infatti è possibile, intervenendo in modo appropriato, cambiare l’assetto dello stesso che normalmente è in on, portandolo in off.
Trattando quindi con ago fisico o crionico il punto auricolare, esso viene temporaneamente inabilitato, cioè si posiziona l’interruttore in off, interrompendo il passaggio dei PdA sulla linea reticolo-auricolo-reticolo-talamo-corticale.
Ciò provoca l’improvvisa privazione del 70% dei segnali che dall’organo rappresentato in quel punto arrivano ai piani alti del cervello, determinandovi uno stato di intenso allarme, al quale esso risponde verificando immediatamente lo stato dell’organo da cui le afferenze sono drasticamente calate. Ne consegue l’attivazione di tutti i mezzi di difesa/riparazione (sistema nervoso centrale, periferico, autonomo, neuro-endocrino, neuro-immunitario) atti a ripristinare al più presto l’alterazione in atto, ristabilendo il miglior equilibrio omeostatico biologicamente possibile.