Medicina per il benessere

 

medicina per il benessere Premessa importante è il dettato della Organizzazione Mondiale della Sanità che ormai da anni ha modificato la definizione di salute non più come semplice assenza di malattia, ma Salute come benessere psicofisico.
La Medicina ha subito recentemente una importante evoluzione non soltanto in ambito scientifico e tecnologico, ma anche e soprattutto di tipo concettuale.
Sia in Medicina che in Chirurgia, nelle loro svariate specialità, si è sempre più fatto strada il concetto, oggi irrinunciabile, di MININVASIVITA’, in altri termini di invadere il meno possibile l’organismo.
In Chirurgia tale concetto si è ormai universalmente affermato con l’avvento delle tecniche videoscopiche e robotiche, dette appunto mininvasive.
In Medicina ciò significa impiego di farmaci sempre più rispettosi delle strutture e delle funzioni organiche, cioè connotati da un minor carico di effetti collaterali indesiderati.
Tutto questo non è facilmente ottenibile in Medicina tradizionale, che conserva tuttavia la sua grande validità in molte evenienze patologiche.
Ecco allora il crescente affermarsi di metodiche cliniche non convenzionali confluenti nella generale accezione di Medicina Biologica, le quali consentono indubbi risultati terapeutici praticamente scevri di effetti collaterali.
L’impiego personalizzato di tali metodiche, scelte a seconda delle opportunità dettate dal singolo caso clinico, integrate con valenze diagnostiche e terapeutiche tradizionali, costituisce quella che a me piace definire la MEDICINA PER IL BENESSERE CON APPROCCIO INTEGRATO.
Per meglio specificare il concetto di Medicina per il Benessere si può affermare che essa è una forma di Medicina integrata che innesta su una solida base di Medicina tradizionale alcune discipline mediche non convenzionali, scientificamente validate, utili a risolvere il caso clinico di ciascun soggetto con approccio globale e personalizzato, soddisfacendo il concetto di miniinvasività, vale a dire col minor impatto possibile di effetti collaterali indesiderati.
N.B.: la Medicina con la M maiuscola è una sola ed è quella capace di risolvere per quanto biologicamente possibile il caso clinico di ciascuno. La distinzione fra medicina tradizionale e medicine non convenzionali è puramente formale e serve esclusivamente per intenderci, ma è destinata a esaurirsi col tempo.

(*)Stress

È voce diffusa che il cancro sia la "malattia del secolo". In realtà la malattia dell'era moderna è lo stress cronico e il cancro ne è sovente l'estrema conseguenza.
Così come ne sono figlie le malattie degenerative - infiammatorie croniche, autoimmuni, dismetaboliche - tra le quali spiccano le patologie cardiache e vascolari acute e croniche, in primis ipertensione arteriosa, infarto miocardico, ictus, nonché la sindrome metabolica nei suoi vari gradi di espressione.
È evidente che il trattamento dello stress cronico, soprattutto prima che lo stato disfunzionale diventi strutturale, organico, riveste una importanza rilevante non soltanto per alleviare o risolvere una sintomatologia fonte di disagio, ma assume anche un carattere di prevenzione nei confronti di patologie ad alto impatto sociale. Da tempo nutro un vivo interesse per lo studio dei meccanismi fisiopatologici dello stress cronico e per la ricerca di un trattamento non soltanto sintomatico, ma quanto più possibile causale.
Tutto ciò è scaturito in gran parte dal fatto che nella mia pratica clinica sono con grande frequenza chiamato a trattare casi clinici inerenti tale patologia, connotati sempre più dall'impatto con stressori cognitivi, con manifestazione sintomatologica prevalentemente di tipo psico-sociale non disgiunta comunque dalle frequenti somatizzazioni.
Il trattamento farmacologico di ansia, angoscia, panico, pensieri ricorrenti e intrusivi, insonnia, iperattività o depressione, ecc., ha a disposizione una nutrita batteria di farmaci efficaci in diversi casi, ma non sempre scevri di effetti collaterali. Essi richiedono per Io più somministrazioni a lungo termine e sovente sono poco accettati dai pazienti, quando invece questi ultimi non ne manifestino dipendenza psicologica.
Da una revisione della letteratura eseguita nel 1997 da Bellantuono et Al. (**) (***)esaminando studi controllati eseguiti su pazienti affetti da depressione maggiore la response rate ai farmaci antidepressivi è risultata come segue:
su 63 studi: 79% per gli antidepressivi
su 33 studi: 48% per il placebo
quota di pazienti non responders:
su 30 studi: 45%
È poi da considerare la compliance alla terapia da parte dei pazienti affetti da depressione che risulta assai scarsa sia come accettazione iniziale, che come successiva prosecuzione con frequente interruzione della stessa.
L'Auricoloterapia al contrario offre maggior possibilità di disporre di una miglior compliance sia di accettazione, che di prosecuzione: sedute con cadenza mensile e generalmente con un numero totale medio di tre-quattro trattamenti, salvo eventuali richiami a distanza se le condizioni stressogene perdurano.

(**) Bellantuono C., Il trattamento dell' Ansia e della Depressione. Guida all'uso razionale degli Psicofarmaci nella Medicina Generale. Il Pensiero Scientifico Ed Roma pp 1-748
(***) Wilkinson G., Balestrieri M., Ruggeri M., Bellantuono C., Meta-analysis of double blind placebo-controlled trials of antidepressants and benzodiazepines for patients with panic disorders. Psycological Med (1991), 21:pp991-998.
(*) Tratto da : "STRESS - Tra esperienza clinica e proposta terapeutica in AURICOLOTERAPIA" di Gianclaudio Fossati - pagg. 1-183 (edizione fuori commercio)